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Giuttari chi?

di elmoreleonard (29/10/2005 - 12:27)

TRA FICTION E NON FICTION

 

Nel quadro della letteratura contemporanea italiana, la prepotente ascesa del noir da sottogenere bistrattato a vera e propria scuola impone una riflessione critica sui libri e sulle relative classificazioni. Si ripropone infatti il classico dilemma della distinzione tra fiction (la finzione letteraria dei romanzi) e non fiction, ovvero tra letteratura e giornalismo, tra invenzione e cronaca nera. E molti romanzi editi nell’ultimo anno, o ritornati in classifica grazie al cinema, si prestano al merito del problema. Così il noir, da poco riportato in auge, si trova già a dover affrontare le critiche di quei detrattori che considerano la non-fiction come estranea al campo della letteratura. Invece, non v’è niente di più erroneo. Da Sciascia a Buzzati (del quale gran parte della produzione consisteva in racconti riadattati da articoli di cronaca nera, e lui stesso era scrittore e cronista), da  Lucarelli a De Cataldo, sono stati scritti molti libri ispirati alla cronaca nera e alla realtà, senza che fossero per questo carenti di invenzione narrativa e letterarietà. In realtà, considerando che fiction e non-fiction spesso si confondono, rendendo il confine piuttosto labile, l’unica distinzione apprezzabile sembra essere quella tra i romanzi scritti bene e quelli scritti meno bene: una ripartizione soggettiva e non certo scientifica, ma meno oziosa e più immediata per il lettore. Sotto questo aspetto, e restando nella nostra Puglia, vanno sicuramente annoverati nel primo gruppo Romanzo Criminale di De Cataldo e Scirocco di Girolamo De Michele (entrambi tarantini e tutti e due per Einaudi), o Né padri né figli del brindisino Osvaldo Capraro, pubblicato da E/O nella collana di Carlotto. All’opposto, è emblematico il caso di Michele Giuttari, capo della squadra-mobile di Firenze, personaggio al centro delle cronache per le indagini sul Mostro di Firenze e, infine, anche scrittore di thriller. Giuttari esordì con Compagni di sangue (Le Lettere, 1998), scritto a quattro mani con Lucarelli e attinente ai fatti del mostro. Ma il vero esordio narrativo di Giuttari è stato con Scarabeo (Rizzoli 2004) e infine con il più recente La loggia degli innocenti (2005), due romanzi in cui compare la figura anche troppo autobiografica del poliziotto protagonista, il commissario Michele Ferrara. In La loggia degli innocenti, la morte per overdose di una minorenne di cui la polizia non riesce a stabilire l'identità si intreccia con la scomparsa di Massimo Verga, libraio amico di Ferrara, coinvolto in un caso di omicidio in Versilia. Il capo della mobile deve così districarsi tra le due indagini. Giuttari tuttavia infarcisce la narrazione con un intrigo eccessivo di problematiche – omicidi, prostituzione, droga, mafia, pedofilia, massoneria, estorsioni –  calando il lettore in una (auto)cronaca piuttosto autoreferenziale. Ingredienti dunque poco dosati, con l’ulteriore complicazione che il protagonista è lungo tutto il romanzo un alter ego dello scrittore-poliziotto, restando in bilico sull’autobiografia ma senza esserlo veramente. In questo caso, a nulla vale la posizione privilegiata di Giuttari (in possesso di documenti processuali ed esperienza sul campo) per risollevare le sorti del romanzo: un calderone ambizioso, carente dal punto di vista creativo e poco avvincente.

 

Elmore Leonard

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