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SIN CITY

di elmoreleonard (24/09/2005 - 11:44)

Frank Miller e Robert Rodriguez non potevano regalarci di meglio, presumo nella mia massima ignoranza. Dopo essermi piazzato sotto al cinema il giorno dell'uscita del film-fumetto, qualche mese fa (cinema inspiegabilmente vuoto), ho noleggiato e duplicato il dvd. Non mi produrrò in elogi iperbolici e sperticati. Sin City è semplicemente grandissimo. Un fumetto cupo, magistrale, eroico, forte di personaggi fortissimi, tutti perdenti, tutti nerissimi, epici fino alla distruzione. Marv (un bestiale, romantico giustiziere interpretato da Mickey Rourke) finisce sulla sedia elettrica dopo aver fatto una strage di scagnozzi, pulotti, sicari e di un vescovo corrotto e del suo figlio cannibale, ed è talmente muscoloso e cinico che la scarica elettrica gliela devono fare due volte ("Non sapete fare di meglio?" chiede fumigante e sanguinante). Il sergente Hartigan (Bruce Willis al meglio, altro che quello smielato di Armageddon) salva una bambina da un maniaco omicida, il figlio di un corrotto e potente senatore, fratello del corrotto vescovo, sparandogli in mezzo alle palle. Hartigan sconterà con la galera e l'ignominia il fatto di essersi messo contro il senatore, ma dopo otto anni di isolamento troverà ad attenderlo la bambina. Che nel frattempo è diventata la diciannovenne strafica Jessica Alba, roba da smanettarsi a vita, che gli dichiara il suo eterno amore. Lui, per inciso, le dice che potrebbe essergli nonno e la scantona, ma poi rimembra di essere BruceWillis e di avere di fronte una figona, e la bacia (appassionatamente e castamente). Nel frattempo il maniaco omicida è tornato al lavoro, solo che è molto più brutto a causa dell'operazione per la ricostruzione delle palle: è infatti diventato The Yellow Bastard (giallo fosforescente su pellicola quasi sempre chiaroscura, come da fumetto), e i due arriveranno alla resa dei conti. Il terzo personaggio è l'investigatore Dwight (Cliwe Owen, quello di King Arthur, anche lui molto meglio qui che altrove), nel cui spezzone ha messo le mani Quentin Tarantino affianco a Rodriguez. Imperdibile il dialogo tra l'allucinato Dwight e la testa di Benicio Del Toro, mozzata da una spadaccina nipponica (armata di ogni sorta di acciaio, comprese svastiche rotanti e katane affilatissime), in auto, inseguiti da mercenari e poliziotti. L'episodio tratta di una guerra di quartiere tra le prostitute, assolute padrone della Città Vecchia, e una banda di malavitosi che cerca di riconquistare la Città per ripristinare lo sfruttamento della prostituzione e della droga (le puttane che si gestiscono da sole, a colpi di mitra, tenendo persino lontana la polizia, è idea grandiosa, romantica).

Tre episodi crudeli, che si sfiorano, riportati esattamente in chiave fumettistica (bianco e nero, luci e ombre, qualche luminosa macchia di colore come gli occhi azzurrissimi di una prostituta, il vestito rosso di una vittima, il giallo del Giallo Bastardo, etc...), con una resa cinematografica perfetta senza che ne venisse compromessa la natura appunto di fumetto. Tre storie nere, grottesche nella loro ironia cupa, tre racconti della città e dei suoi protagonisti, di violenza e perdizione, di puttane e assassini, di sparatorie e amori impossibili. Tre storie rese unitarie dal Luogo in cui sono vissute: la città del Peccato. Da vedere solo per i cerotti di Marv, le puttane della Città Vecchia e Brodo Baggins che da Signore dell'anello è diventato cannibale. Meglio, molto meglio anche per lui.

Elmore Leonard, Michigan

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