Valerio Evangelisti, la saga anti-epica e la merda
WE SHALL BE ALL – LA PARABOLA DI EDDIE FLORIO
In tempi di critica divisione del mondo tra filo e antiamericanismo (un remake più morbido della guerra fredda), tra interventismo bellico e tutela assoluta dei diritti e della pace, tra cieca fiducia nel ruolo mondiale dello Zio Sam e definitivo risveglio dall’incubo dell’American Dream, Noi saremo tutto di Valerio Evangelisti ci offre una completa e straordinaria ricostruzione storica del movimento sindacale statunitense del Novecento. E lo fa descrivendo la vita e le empietà del boss italo-americano Eduardo Lombardo, che a diciassette anni cambiò il suo nome in Eddie Florio per tagliare definitivamente i ponti con la famiglia, italiana e di tradizione comunista, col padre wobbly e con i fratelli, ai suoi occhi degli anarcoidi falliti e senza futuro. Noi saremo tutto, un malloppone di circa cinquecento pagine, edito da StradeBlu Mondadori e già in ristampa dopo meno di due mesi dalla sua pubblicazione, rappresenta una Bibbia profana, quasi blasfema, dell’ascesa e della caduta non solo di un personaggio (peraltro realmente esistito), ma anche di tutta una categoria sociale e infine dell’intera società americana. Di quello che sarebbe potuto essere e poi non è stato.
Eddie Florio non è, lo avrete capito, un eroe, né tantomeno un antieroe. Non è un personaggio solo duro, feroce, ma perlomeno legato a qualche valore di giustizia. Florio è un bastardo, un vile, un vendicativo, un violento: è mediocre e senza alcun ideale tranne il proprio arrivismo. Padrone e servo insieme, calpesta i più deboli che incontra sulla sua strada, abusa della fiducia dei lavoratori e si fa schiacciare da chi è più forte di lui, con immensa codardia. Florio è in tutto e per tutto il tradimento e il fallimento degli Anni Trenta: acquattato nell’ombra, un insetto pronto a colpire. Un personaggio talmente ripugnante che è praticamente impossibile che il lettore si identifichi in lui, a meno di non provare pena, forse, in qualche piega della sua truculenta storia. Se proprio bisogna fraternizzare con un personaggio del romanzo, questo non può essere altro che un personaggio collettivo: la classe operaia e portuale, vessata da tutti (Florio in testa), vittima storica predestinata, oppure le donne, che Evangelisti tratteggia alla perfezione, e che lottano, al pari degli operai, contro il maschilismo e la prepotenza degli uomini.
Ed è questa una grandiosa invenzione dell’autore: il personaggio positivo, eroico se vogliamo, non è un uomo o una donna, ma una intera classe sociale. Ciò costituisce una novità per il genere noir, in cui Noi saremo tutto può entrare a pieno titolo: anzi introducendo la categoria della working-class come elemento fondante del genere, tradizionalmente legato a investigatori, poliziotti e malavitosi.
Anche il periodo, scandito decennio dopo decennio, costituisce un nodo essenziale: la nascita della moderna ideologia americana, l’ascesa delle istanze solidaristiche degli anni Venti e Trenta, i grandi scioperi generali, e poi il brutale avvento del maccartismo, la caccia alle streghe, le persecuzioni politiche, tutto rigorosamente reale, vero, crudo. In questo sta un’altra novità per Evangelisti, ossia l’abbandono del suo genere fantastico (l’inquisitore Eymerich, il ciclo di Magus, persino l’inedito Gocce Nere, rintracciabile sul sito personale www.eymerich.com sono la quasi totalità della produzione narrativa di Evangelisti, nonché la sua fortuna tra il grande pubblico), per rientrare di prepotenza nel nero, che oggi più che mai riproduce la migliore arma letteraria per descrivere la realtà con le sue neoplasie, con il suo sostrato di violenza e prevaricazione. Una riprova è l’esito della lunga parabola nella Seattle del 1999, quando la rivolta dei no-global ha riportato alla luce quei conflitti che tutti credevano sopiti e la delusione di tutte le attese che, ancora una volta, vede l’America in primo piano, prima e più furiosamente di tutti.
Noi saremo tutto è un volume unico, un archetipo di genere. L’ampia bibliografia sul movimento operaio e sindacale americano che lo correda è un indice ulteriore del pregio letterario del libro, uno stimolo d’approfondimento e la consacrazione del noir al centro della letteratura di indagine storica. Non va dimenticato, infatti, che non si sta parlando più di un semplice giallo (dove la risoluzione del caso rende sollievo a lettori e investigatori), né di un hard-boiled da edizione economica, ma di tutt’altro. La fine di Eddie Florio (e di tutti i suoi epigoni) non elimina automaticamente il torbido, non spazza via la tenebrosità, ma, se possibile, l’inquietudine aumenta senza rimedio. Anzi, attraverso Noi saremo tutto si legittima appieno l’autonomia e la forza di questo genere, che non ha e non può avere una data formale di inizio storico (benché Dashiell Hammett sia il padre spirituale di tutta la letteratura noir del Novecento), giusto nel momento in cui si riconosce che la tragedia degli uomini non ha inizio, né probabilmente mai finirà.
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