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De.licio.us

Dell'ortonimo

di elmoreleonard (08/09/2005 - 16:41)

Sappiate, d'ora in poi, che ogni post mi costa una doppia scrittura, perché Mr. Clarence (o Mistress? Il nostro padrone dei blog è uomo, donna o etere?) dicevo Clarence mi fa lo scherzetto di boicottarmi la prima pubblicazione. Quindi questo sarebbe il sesto, non il terzo post ab urbe condita. E sia, mi valga come esercizio.

Potrei, a beneficio del lettore blogger ap, svelare di essere o non essere il sig. Roberto Lucchi (che, per inciso, non conosco ma ha un bel cognome, molto letterario), ma credo che non sia questo il dilemma. Che Shakespeare, quell'ossigenata e geniale checca, si rigiri pure nella tomba, ma i dilemmi della società contemporanea sono (anche) altri. Ergo, non svelerò alcunché. Potrei persino essere R.L., ma non lo dirò mai, neanche se torturato.

La questione mi spinge a rispondere alla similare problematica del firmare o meno i propri atti, scegliendo così se prendersi la responsabilità delle proprie azioni e soprattutto parole. Intanto prometto solennemente che, se dovessi offendere qualcuno, direi chi sono. Ma fino ad allora non parlerò, anche perché NON ha importanza ed è di altro che intendo discutere e scrivere. Peraltro, sempre a beneficio di scettici e detrattori, molti grandi scrittori si sono avvalsi, oltreché della facoltà di non rispondere in tribunale, anche dell'uso di pseudonimi. E se l'hanno fatto loro (uno per tutti l'ortonimo Bernardo Soares, alias quel vigliacco conservatore filofascista di Fernando Pessoa), perché non posso farlo anch'io? tant'è vero che ormai la notte mi sveglio convinto di essere Elmore in persona...

A proposito di Pessoa, se mi è permesso consiglierei la lettura di qualche verso di questo grande poeta del Novecento, spesso trascurato e in sordina, com'era d'altronde la sua vita piuttosto monotona, da signor nessuno, da impiegato che trascorreva con la penna oltre 10 ore al giorno a scrivere, per tutta la vita. Pessoa andrebbe letto anche solo per questo, per non parlare delle prose, uno per tutti il simpatico crudelissimo racconto Una cena molto originale, non difficile da reperire, dove il presidente di un'associazione gastronomica, il losco Prosit, invita tutti i soci, io narrante incluso, a partecipare ad una sfida con cinque giovani cuochi, in cui egli dimostrerà di essere il miglior cuoco d'Europa. Il risultato sarà una cena molto, molto originale, dal finale decisamente grottesco. Breve, intenso, fluido nella narrazione. Un piccolo gioiello dello scrittore portoghese.

Suvvia, cari amici, basta litigi e acredini e additamenti vari. Un po' di serenità non guasta, a condire le future disquisizioni in cui ottimisticamente spero. Parola di un sudpugliesemeridionale costretto alle pluviali bizze di una freddina (in senso climatico e mentale) e rancorosa città del nord.

ElmoreLeonard, Michigan

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